Giulia

Di origini friulane, vivo in Toscana da quando avevo 20 anni. Laureata in lettere moderne con percorso storico artistico, per molto tempo mi sono prevalentemente dedicata all’ideazione, realizzazione e gestione di progetti culturali ed editoriali per Enti pubblici e privati, oltre alla stesura e pubblicazione di saggi e testi scientifici in ambito storico critico.

Nel frattempo, possedendo tutti i titoli necessari all’insegnamento e continuando ad imbattermi casualmente in bambini e ragazzi che, a modo loro, chiedevano il mio aiuto, ho cominciato ad approfondire, attraverso la frequenza di corsi e master di specializzazione, tematiche legate all’apprendimento, dapprima riguardanti la dislessia, successivamente l’autismo ad alto funzionamento e quindi altre forme di neurodiversità, ciascuna con le proprie potenzialità e difficoltà.

Si è trattato di una serie di incontri fortuiti con bambine e bambini, ragazze e ragazzi che mi hanno costretta a formarmi continuamente, ad approfondire e cercare strumenti, metodi ed idee sempre nuovi, da tagliare e disegnare ogni volta in modo diverso. Sono quindi ormai alcuni anni che lavoro nel campo educativo,  affrontando ogni singolo incontro come se si trattasse di osservare un panorama sconosciuto, da dipingere e tratteggiare insieme con colori e forme sempre nuovi, sempre diversi.

Nulla è scontato quando si incontra un bambino o una bambina, per questo preferisco immaginare me stessa più come uno strumento che loro possano piegare alle loro necessità che come portatrice di un sapere teorico o metodologico, comunque imprescindibile.

Quindi il mio lavoro consiste principalmente nel mettere a disposizione le mie conoscenze teoriche e pratiche, le mie fragilità e le mie abilità, le mie potenzialità ed i miei errori, senza offendermi se il bambino o la bambina li userà in modi lontani e diversi dal mio sentire.

L’obbiettivo è sempre e comunque puntato sull’individuo ed ogni mio passo ha senso solo se funzionale alle sue necessità di vita libera, criticamente cosciente e autonoma. Infine, il confronto quotidiano con bambine, bambini e adulti definibili come neurodiversi mi ha portata ad affrontare e scoprire la mia stessa diversità.

La consapevolezza della differenza è quindi diventata un punto di partenza necessario, attraverso il quale meglio comprendere ed sostenere persone la cui differenza si declini in modo diverso dal mio.